Quando allenti l’attenzione anche solo per poco, non immaginare di poterla riprendere quando vorrai; tieni invece a portata di mano questo pensiero: a causa dell’errore commesso oggi, necessariamente le tue cose andranno peggio anche in seguito.
Diatriba IV.12 — Sull’attenzione
Anzitutto infatti si forma in te la cosa più difficile di tutte: l’abitudine a non prestare attenzione; poi l’abitudine a rimandare l’attenzione. E così ti abitui a rinviare sempre a un altro momento la serenità, la condotta dignitosa, l’essere e il vivere secondo natura.
Se dunque rimandare è utile, rinunciare del tutto all’attenzione è ancora più utile; se invece non è utile, perché non mantieni continua l’attenzione?
«Oggi voglio giocare.» Che cosa ti impedisce di farlo prestando attenzione? «Voglio cantare.» Che cosa ti impedisce di farlo prestando attenzione? Vi è forse una parte della vita alla quale l’attenzione non si estende? Farai forse peggio quella cosa prestando attenzione e meglio non prestandone?
E quale altra cosa nella vita viene fatta meglio da chi non presta attenzione? Il falegname, se non presta attenzione…? Il timoniere, se non presta attenzione, governa più sicuramente la nave? E quale altra attività, anche delle più piccole, viene compiuta meglio per mancanza di attenzione?
Non ti accorgi che, una volta lasciata andare la mente, non dipende più da te richiamarla alla dignità, al rispetto di te stesso, alla compostezza? Fai invece qualunque cosa ti venga in mente e segui le tue inclinazioni.
«A che cosa devo dunque prestare attenzione?» Anzitutto a quei principi generali, tenendoli a portata di mano e senza di essi non dormire, non alzarti, non bere, non mangiare, non avere rapporti con gli uomini: nessuno è padrone della scelta morale di un altro, e soltanto in essa stanno il bene e il male.
Nessuno dunque ha il potere di procurarmi un bene o di infliggermi un male; soltanto io ho potere su me stesso in queste cose.
Se dunque queste cose sono al sicuro per me, perché dovrei turbarmi per le cose esterne? Quale tiranno è temibile, quale malattia, quale povertà, quale contrasto?
— «Ma non sono piaciuto al tale.» — È forse lui un’opera mia, o un mio giudizio? — «No.» — Perché dunque dovrebbe importarmi? — «Ma è considerato qualcuno.»
Se la vedrà lui, e quelli che lo considerano tale. Io invece so a chi devo piacere, a chi essere sottomesso, a chi obbedire: a Dio e, dopo di lui…
… egli mi ha affidato a me stesso e ha sottoposto la mia scelta morale a me soltanto, dandomi criteri per usarla rettamente. Quando li seguo, nei sillogismi non mi curo di nessuno che dica il contrario, e negli argomenti mutevoli non mi preoccupo di nessuno. Perché dunque, nelle cose più importanti, mi affliggono quelli che mi biasimano?
Qual è la causa di questo turbamento? Nient’altro che il fatto che in questo ambito non sono esercitato.
Ogni scienza infatti disprezza l’ignoranza e gli ignoranti, e non soltanto le scienze, ma anche le arti. Prendi un calzolaio qualunque: riguardo al proprio mestiere ride della gente comune; prendi un falegname qualunque.
Anzitutto dunque bisogna tenere a portata di mano questi principi e non fare nulla senza di essi, ma mantenere l’anima diretta a questo scopo: non perseguire nulla di esterno, nulla di altrui, ma, come ha disposto colui che ne ha il potere, dedicarsi interamente a ciò che dipende dalla scelta morale e accogliere il resto come viene dato.
Inoltre bisogna ricordare chi siamo e quale nome portiamo, e cercare di indirizzare i doveri secondo le possibilità proprie delle nostre relazioni:
qual è il momento di cantare, quale il momento di giocare e in presenza di chi; quale sarà la conseguenza dell’azione; se quelli che stanno con noi finiranno per disprezzarci o noi per disprezzare loro; quando scherzare, di chi ridere, in quale occasione adattarsi agli altri e a chi, e infine come conservare, nella frequentazione, il proprio carattere. Dovunque ti allontani da uno di questi criteri, vi è subito una perdita,
non proveniente da qualcosa di esterno, ma dall’azione stessa.
Che dunque? È possibile essere già senza errori? È impossibile; ma è possibile tendere continuamente a non sbagliare. Sarebbe già un bel risultato se, non allentando mai questa attenzione, riuscissimo a evitare almeno alcuni errori. Ora invece, quando dici:
«Da domani presterò attenzione», sappi che stai dicendo: «Oggi sarò spudorato, fuori luogo, meschino; dipenderà dagli altri affliggermi; oggi mi adirerò, proverò invidia».
Guarda quanti mali concedi a te stesso. Ma se ti conviene far bene domani, quanto è meglio farlo oggi; se domani ti è utile prestare attenzione, molto più lo è oggi, perché tu possa farlo anche domani e non rimandare di nuovo al giorno successivo.