Diatriba I.10 — Contro quelli che si affannano per gli avanzamenti a Roma

Libro I · 13 sezioni · I 10
1
Se ci dedicassimo al nostro compito con lo stesso ardore con cui i vecchi a Roma si dedicano alle cose di cui si sono presi cura, forse anche noi riusciremmo a combinare qualcosa.
2
Conosco un uomo più anziano di me, che ora a Roma sovrintende alle forniture di grano. Quando, tornando dall’esilio, passò di qui, ricordo che cosa mi disse: criticava la sua vita passata e prometteva che, una volta tornato a Roma, non si sarebbe più occupato d’altro che di trascorrere in quiete e senza turbamento il resto della sua vita. «Quanto me ne resta ancora?»
3
E io gli dicevo: «Non lo farai. Ti basterà sentire l’odore di Roma e ti dimenticherai di tutto questo; e se poi ti si aprirà anche un accesso al palazzo imperiale, ti ci precipiterai tutto contento e ringraziando Dio».
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«Se mi troverai, Epitteto», disse, «a mettere anche solo un piede nel palazzo, pensa pure di me quello che vuoi».
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E allora che cosa ha fatto? Prima ancora di arrivare a Roma, gli vennero incontro delle lettere di Cesare; appena le ricevette, si dimenticò di tutto quello che aveva detto, e da allora ha continuato ad accumulare un impegno sull’altro.
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Vorrei essergli accanto adesso, ricordargli le parole che diceva passando di qui e dirgli: «Quanto sono stato più bravo di te a fare il profeta!»
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E allora? Sto forse dicendo che l’uomo è un essere fatto per non agire? Niente affatto. Ma allora perché noi non siamo operosi?
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Io per primo, appena si fa giorno, mi ricordo per un momento che cosa devo ripassare con questo o con quello; poi subito dico a me stesso: «Ma che m’importa di come leggerà il tale? La prima cosa è che io dorma».
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Eppure, che cosa hanno in comune le loro faccende con le nostre? Se osservate bene che cosa fanno, ve ne renderete conto. Che altro fanno per tutta la giornata se non conti, discussioni e consultazioni su un po’ di grano, un pezzetto di terra e vantaggi del genere?
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È dunque la stessa cosa ricevere da qualcuno una supplica e leggervi: «Ti prego di permettermi di esportare del grano», oppure: «Ti prego di esaminare in Crisippo come è governato il mondo e quale posto vi occupa l’essere razionale; esamina anche chi sei tu e in che cosa consistono per te il bene e il male»?
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Queste cose sono forse simili a quelle? Richiedono forse lo stesso impegno? È forse ugualmente vergognoso trascurare le une e le altre?
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E allora? Siamo soltanto noi a essere pigri e assonnati? No: molto più di noi, voi giovani.
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Perché anche noi vecchi, quando vediamo i giovani giocare, ci sentiamo invogliati a giocare con loro; ma molto di più, se vi vedessi desti e pieni di zelo, mi sentirei anch’io invogliato a impegnarmi insieme con voi.