Se qualcuno riuscisse ad accogliere come si deve questo giudizio, che tutti noi siamo nati anzitutto da Dio e che Dio è padre degli uomini e degli dèi, credo che non penserebbe nulla di ignobile o meschino riguardo a se stesso.
Diatriba I.3 — Come procedere dal principio che Dio è padre degli uomini alle conseguenze
Se Cesare ti adottasse, nessuno sopporterebbe la tua superbia; e se sapessi di essere figlio di Zeus, non ne saresti innalzato?
Ma ora non facciamo così. Poiché infatti nella nostra nascita sono mescolate queste due cose, il corpo che abbiamo in comune con gli animali e la ragione e il pensiero che abbiamo in comune con gli dèi, alcuni inclinano verso questa parentela infelice e mortale, pochi invece verso quella divina e beata.
Poiché dunque è necessario che ciascuno si serva di ogni cosa secondo l’opinione che ne ha, quei pochi che ritengono di essere nati per la fedeltà, il pudore e la sicurezza nell’uso delle rappresentazioni non pensano nulla di meschino o ignobile riguardo a se stessi; i più, invece, fanno il contrario.
«Che cosa sono infatti? Un povero ometto, e questa mia misera carne.»
Misera davvero; ma possiedi anche qualcosa di migliore della carne. Perché dunque, lasciando da parte quello, ti sei attaccato a questa?
Per questa parentela, alcuni di noi, inclinandovi, diventano simili ai lupi: infidi, insidiosi e nocivi; altri simili ai leoni: selvaggi, feroci e indomiti; ma la maggior parte di noi diventa volpe e, tra gli animali, qualcosa di miserabile.
Che cos’altro è infatti un uomo ingiurioso e maligno, se non una volpe o qualche altro animale ancora più misero e meschino?
Guardate dunque e fate attenzione a non diventare una di queste misere creature.