Diatriba I.3 — Come procedere dal principio che Dio è padre degli uomini alle conseguenze

Libro I · 9 sezioni · I 3
1
Se qualcuno riuscisse ad accogliere come si deve questo giudizio, che tutti noi siamo nati anzitutto da Dio e che Dio è padre degli uomini e degli dèi, credo che non penserebbe nulla di ignobile o meschino riguardo a se stesso.
2
Se Cesare ti adottasse, nessuno sopporterebbe la tua superbia; e se sapessi di essere figlio di Zeus, non ne saresti innalzato?
3
Ma ora non facciamo così. Poiché infatti nella nostra nascita sono mescolate queste due cose, il corpo che abbiamo in comune con gli animali e la ragione e il pensiero che abbiamo in comune con gli dèi, alcuni inclinano verso questa parentela infelice e mortale, pochi invece verso quella divina e beata.
4
Poiché dunque è necessario che ciascuno si serva di ogni cosa secondo l’opinione che ne ha, quei pochi che ritengono di essere nati per la fedeltà, il pudore e la sicurezza nell’uso delle rappresentazioni non pensano nulla di meschino o ignobile riguardo a se stessi; i più, invece, fanno il contrario.
5
«Che cosa sono infatti? Un povero ometto, e questa mia misera carne.»
6
Misera davvero; ma possiedi anche qualcosa di migliore della carne. Perché dunque, lasciando da parte quello, ti sei attaccato a questa?
7
Per questa parentela, alcuni di noi, inclinandovi, diventano simili ai lupi: infidi, insidiosi e nocivi; altri simili ai leoni: selvaggi, feroci e indomiti; ma la maggior parte di noi diventa volpe e, tra gli animali, qualcosa di miserabile.
8
Che cos’altro è infatti un uomo ingiurioso e maligno, se non una volpe o qualche altro animale ancora più misero e meschino?
9
Guardate dunque e fate attenzione a non diventare una di queste misere creature.