Per ogni impresa considera ciò che viene prima e ciò che segue, e solo allora intraprendila. Altrimenti, all’inizio vi andrai pieno di entusiasmo, perché non hai pensato a nulla di ciò che verrà dopo; ma più tardi, quando si presenteranno certe conseguenze, ti ritirerai vergognosamente.
Diatriba III.15 — Che bisogna affrontare ogni cosa con circospezione
«Voglio vincere ai Giochi Olimpici.» Ma considera ciò che viene prima e ciò che segue; e poi, se ti conviene, mettiti all’opera.
Devi sottoporti alla disciplina, mangiare secondo prescrizione, astenerti dai dolci, allenarti per forza, a ore stabilite, con il caldo e con il freddo; non bere acqua fredda né vino quando ti capita; in una parola, devi affidarti all’allenatore come a un medico.
Poi, durante la gara, dovrai rotolarti nella sabbia, talvolta slogarti una mano, storcerti una caviglia, inghiottire molta polvere, essere frustato; e, dopo tutto questo, talvolta anche essere sconfitto.
Dopo aver considerato queste cose, se vuoi ancora, dedicati all’atletica; altrimenti sappi che ti comporterai come i bambini, che ora giocano a fare gli atleti, ora i gladiatori, ora suonano la tromba, poi recitano tragedie, secondo ciò che hanno visto e ammirato.
Così anche tu: ora atleta, ora gladiatore, poi filosofo, poi retore; ma con tutta l’anima non sei nulla. Come una scimmia, imiti tutto ciò che vedi, e sempre una cosa dopo l’altra ti piace, mentre ciò a cui ti sei abituato ti viene a noia.
Non sei infatti giunto a qualcosa dopo aver riflettuto, né dopo averne esaminato tutto l’insieme e averlo messo alla prova, ma a caso e per un desiderio tiepido.
Così alcuni, dopo aver visto un filosofo e aver sentito qualcuno parlare come parla Eufrate — eppure chi sa parlare come lui? — vogliono anch’essi filosofare.
Uomo, considera anzitutto che cosa sia questa impresa; poi anche la tua natura, che cosa sei capace di sopportare. Se vuoi fare il lottatore, guarda le tue spalle, le cosce, i lombi.
Ciascuno infatti è fatto per natura per qualcosa di diverso. Credi che, facendo ciò che fai ora, tu possa filosofare? Credi di poter continuare a mangiare allo stesso modo, bere allo stesso modo, adirarti allo stesso modo, irritarti allo stesso modo?
Devi vegliare, faticare, vincere alcuni desideri, allontanarti dai tuoi cari, essere disprezzato da un ragazzetto, deriso da chi incontri, avere meno degli altri in ogni cosa: nelle cariche, negli onori, nei tribunali.
Dopo aver considerato tutto questo, se ti sembra opportuno, avvicinati, se vuoi ottenere in cambio di queste cose libertà dalle passioni, libertà e imperturbabilità. Altrimenti non avvicinarti: non fare come i bambini, ora filosofo, poi esattore delle tasse, poi retore, poi procuratore di Cesare.
Queste cose non stanno insieme. Devi essere un uomo solo, buono o cattivo; devi lavorare o sulla tua facoltà direttiva o sulle cose esterne; dedicarti o a ciò che è dentro o a ciò che è fuori. Questo significa assumere la posizione del filosofo oppure quella dell’uomo comune.
Dopo l’uccisione di Galba, uno disse a Rufo: «Dunque ora il mondo è governato dalla provvidenza?» Ed egli rispose: «Ho forse mai fondato incidentalmente su Galba la prova che il mondo è governato dalla provvidenza?»