Quando accusi la provvidenza, torna a considerare la cosa e riconoscerai che è avvenuta secondo ragione.
Diatriba III.17 — Sulla provvidenza
«Sì, ma l’ingiusto ha di più.» In che cosa? Nel denaro. In questo infatti è superiore a te, perché adula, non ha vergogna, veglia di notte. Che cosa c’è di sorprendente?
Guarda invece se ha più di te quanto a lealtà, quanto a rispetto di sé. Non lo troverai. Ma là dove sei tu a essere migliore, là scoprirai di avere di più.
Anch’io una volta dissi a uno che si indignava perché Filostorgo aveva successo: «Vorresti andare a letto con Sura?» — «Non venga mai quel giorno», disse.
«Perché dunque ti indigni se riceve qualcosa in cambio di ciò che vende? E come puoi considerare felice chi ottiene quelle cose mediante ciò che tu scongiuri di dover fare? O quale male compie la provvidenza, se dà le cose migliori ai migliori? Non è forse meglio essere rispettosi di sé che ricchi?» Lo ammise. «Perché dunque ti indigni, uomo, se possiedi ciò che è migliore?»
Ricordate dunque sempre e tenete a portata di mano questo principio: è una legge naturale che chi è migliore abbia più di chi è peggiore proprio nell’ambito in cui è migliore; e non vi indignerete mai.
«Ma mia moglie mi tratta male.» Bene. Se qualcuno ti chiede che cosa è accaduto, di’: «Mia moglie mi tratta male». Nient’altro, dunque?
Nient’altro. «Mio padre non mi dà nulla.» … Ma che questo sia un male, bisogna aggiungerlo da sé e aggiungerlo falsamente.
Per questo non bisogna eliminare la povertà, ma il giudizio che abbiamo su di essa; e così vivremo serenamente.