Non ho composto io i discorsi di Epitteto nel modo in cui si comporrebbero opere di questo genere, né li ho pubblicati personalmente, io che dico di non averli neppure composti.
Lettera di Arriano — Arriano a Lucio Gellio, salute
Ma tutto ciò che gli udivo dire, proprio questo cercavo, per quanto possibile, di mettere per iscritto con le sue stesse parole, per conservarne in seguito per me il ricordo del suo pensiero e della sua franchezza.
Sono dunque, come è naturale, discorsi quali uno potrebbe rivolgere a un altro lì per lì, senza preparazione, non quali li comporrebbe pensando che in seguito qualcuno li avrebbe letti.
Eppure, pur essendo così, non so come siano finiti in pubblico senza che io lo volessi né lo sapessi.
Ma a me importa ben poco se sembrerò incapace di comporre, e a Epitteto non importa affatto se qualcuno disprezzerà i suoi discorsi, poiché anche quando li pronunciava era evidente che non mirava ad altro che a volgere le menti degli ascoltatori verso ciò che è migliore.
Se dunque questi discorsi riuscissero proprio a ottenere questo, avrebbero, credo, ciò che devono avere i discorsi dei filosofi;
se invece non ci riuscissero, sappiano almeno coloro che li leggono che, quando era lui a pronunciarli, chi lo ascoltava non poteva non provare proprio ciò che egli voleva fargli provare.
Se poi i discorsi, da soli, non producono questo effetto, forse la colpa è mia, o forse è inevitabile che sia così. Stammi bene.