Diatriba III.12 — Sull’esercizio

Libro III · 17 sezioni · III 12
1
Gli esercizi non devono consistere in pratiche contrarie alla natura e stravaganti; altrimenti noi che diciamo di filosofare non differiremo in nulla dai saltimbanchi.
2
È difficile infatti anche camminare su una fune, e non solo difficile, ma anche pericoloso. Per questo dovremmo forse esercitarci anche noi a camminare su una fune, a rizzare una palma o ad abbracciare statue?
3
Nient’affatto. Non tutto ciò che è difficile e pericoloso è adatto all’esercizio, ma ciò che è appropriato allo scopo che ci proponiamo di raggiungere.
4
E qual è lo scopo da raggiungere? Servirsi del desiderio e dell’avversione senza impedimenti. E che cosa significa? Non fallire ciò che si desidera e non incappare in ciò che si vuole evitare. A questo dunque deve tendere anche l’esercizio.
5
Poiché infatti non è possibile avere un desiderio che non fallisca e un’avversione che non incappi in ciò che vuole evitare senza un esercizio grande e continuo, sappi che, se lasci che desiderio e avversione si rivolgano all’esterno, verso ciò che non dipende dalla scelta morale, non avrai né un desiderio che raggiunge il suo scopo né un’avversione che evita ciò che vuole evitare.
6
E poiché l’abitudine ha una grande forza e noi siamo abituati a servirci del desiderio e dell’avversione soltanto verso queste cose, bisogna contrapporre a questa abitudine un’abitudine contraria e, là dove le rappresentazioni ci fanno scivolare di più, opporre l’esercizio.
7
Ho una forte inclinazione al piacere: mi spingerò verso il contrario, anche oltre misura, per esercizio. Ho avversione per il dolore: eserciterò e allenerò le mie rappresentazioni contro di esso, per distogliere l’avversione da tutto ciò che è di questo genere.
8
Chi è infatti colui che si esercita? Chi si allena a non servirsi del desiderio e a servirsi dell’avversione soltanto verso ciò che dipende dalla scelta morale, esercitandosi soprattutto nelle cose più difficili da dominare. Perciò ciascuno deve esercitarsi maggiormente contro cose diverse.
9
Che c’entra dunque con questo rizzare una palma o portare in giro una tenda di pelle, un mortaio e un pestello?
10
Uomo, se sei irascibile, esercitati a sopportare gli insulti e a non irritarti quando vieni disprezzato. Poi progredirai al punto che, anche se qualcuno ti colpisce, dirai a te stesso: «Immagina di aver abbracciato una statua».
11
Poi impara anche a servirti bene del vinello, non bevendone molto — anche in questo infatti vi sono esercitanti molto abili — ma anzitutto a farne a meno; e a fare a meno di una ragazza e di un dolcetto. Poi, un giorno, per metterti alla prova, se mai sarà opportuno, ti esporrai tu stesso a queste cose, per sapere se le rappresentazioni ti dominano ancora allo stesso modo.
12
Ma all’inizio fuggi lontano dalle cose più forti di te. È una lotta impari quella fra una bella ragazza e un giovane che comincia a filosofare: pentola e pietra, si dice, non vanno d’accordo.
13
Dopo il desiderio e l’avversione, il secondo ambito riguarda l’impulso ad agire e il trattenersi dall’azione: perché siano obbedienti alla ragione, non fuori tempo, non fuori luogo, non in contrasto con qualche altra convenienza del genere.
14
Il terzo riguarda gli assensi, di fronte a ciò che è persuasivo e attraente.
15
Come infatti Socrate diceva che non bisogna vivere una vita senza esame, così non bisogna accogliere una rappresentazione senza esaminarla, ma dirle: «Aspetta, lascia che veda chi sei e da dove vieni», come le guardie notturne: «Mostrami la parola d’ordine». Hai il contrassegno dato dalla natura che deve possedere la rappresentazione che si può accogliere?
16
Infine, tutte le pratiche che chi esercita il corpo gli impone, se in qualche modo tendono al desiderio e all’avversione, possono anch’esse servire all’esercizio; ma se mirano all’esibizione, sono proprie di chi è rivolto verso l’esterno, cerca qualcos’altro e vuole spettatori che dicano: «Che grande uomo!»
17
Perciò Apollonio diceva bene che, quando vuoi esercitarti per te stesso, una volta, assetato per il caldo, prendi in bocca un sorso d’acqua fredda, sputalo e non dirlo a nessuno.