Guarda, tu che vai al processo, che cosa vuoi salvaguardare e quale risultato vuoi ottenere.
Diatriba II.2 — Sulla tranquillità
Se infatti vuoi salvaguardare una scelta morale conforme alla natura, hai ogni sicurezza, ogni facilità: non hai alcun problema.
Se vuoi salvaguardare ciò che dipende da te, è in tuo potere ed è libero per natura, e ti basta questo, di che cosa ti preoccupi ancora? Chi ne è padrone? Chi può portartelo via?
Se vuoi avere senso del pudore ed essere fedele, chi te lo impedirà? Se vuoi non essere ostacolato né costretto, chi ti costringerà a desiderare ciò che non ti sembra giusto desiderare, chi ad avere avversione per ciò che non ti sembra da evitare?
Ma che cosa farà? Farà contro di te alcune cose che ti sembrano terribili; ma come può fare che tu, pur cercando di evitarle, vi incappi?
Quando dunque dipende da te desiderare e avere avversione, di che cosa ti preoccupi ancora?
Questo sia per te l’esordio, questo la narrazione, questo la prova, questo la vittoria, questo l’epilogo, questo il successo.
Per questo Socrate, a chi gli ricordava di prepararsi al processo, disse: «Non ti sembra dunque che io mi sia preparato a questo per tutta la vita?»
— Quale preparazione? — «Ho custodito», disse, «ciò che dipende da me.» — E come? — «Non ho mai compiuto nulla di ingiusto, né in privato né in pubblico.»
Se invece vuoi salvaguardare anche le cose esterne, il corpicino, il piccolo patrimonio e la piccola posizione, ti dico: comincia fin d’ora a preparare ogni preparativo possibile, e poi considera anche la natura del giudice e quella dell’avversario.
Se bisogna abbracciare le ginocchia, abbracciale; se bisogna piangere, piangi; se bisogna gemere, gemi.
Quando infatti sottoponi ciò che è tuo alle cose esterne, da allora sii schiavo e non fare resistenza; non voler essere schiavo ora sì e ora no,
ma scegli semplicemente e con tutta la mente o questo o quello: o libero o schiavo, o educato o ineducato, o gallo di razza o gallo scadente; o sopporta i colpi fino a morire, oppure arrenditi subito. Non ti accada di prendere molte botte e poi arrenderti.
Se invece queste cose sono vergognose, distingui fin da ora dove risiede la natura del bene e del male: là dove risiede anche la verità. Dove sono la verità e la natura delle cose, lì va posta la cautela; dove è la verità, lì la fiducia, dove è la natura.
Credi forse che Socrate, se avesse voluto salvaguardare le cose esterne, si sarebbe presentato dicendo: «Anito e Meleto possono uccidermi, ma non possono danneggiarmi»?
Era tanto sciocco da non vedere che questa strada non porta lì, ma altrove? Perché dunque non tiene conto di loro e per giunta li provoca?
Come il mio Eraclito, che a Rodi aveva una piccola causa per un pezzetto di terra e, dopo aver dimostrato ai giudici di avere ragione, arrivato all’epilogo disse: «Non vi supplicherò e non mi importa che cosa deciderete; siete voi a essere giudicati, più di me.»
E così rovinò la sua piccola causa. Che bisogno c’era? Limitati a non supplicare; non aggiungere anche: «Non vi supplico», a meno che non sia proprio il momento di provocare deliberatamente i giudici, come per Socrate.
E tu, se prepari un epilogo del genere, perché sali in tribunale, perché obbedisci alla convocazione?
Se infatti vuoi essere crocifisso, aspetta e arriverà la croce; se invece la ragione sceglie di obbedire alla convocazione e di persuadere per quanto dipende da te, bisogna fare ciò che ne consegue, salvaguardando però ciò che ti è proprio.
Per questo è ridicolo anche dire: «Dammi un consiglio.» Che cosa dovrei consigliarti? Piuttosto: «Rendi la mia mente capace di adattarsi a qualunque cosa accada.»
Altrimenti è come se un analfabeta dicesse: «Dimmi che cosa devo scrivere quando mi viene proposto un nome.»
Se infatti gli dico: «Dione», e poi viene un altro e gli propone non il nome Dione, ma Teone, che cosa succederà?
Che cosa scriverà? Se invece ti sei esercitato a scrivere, sei anche preparato a tutto ciò che ti viene dettato; se no, che cosa dovrei consigliarti adesso? Se infatti le circostanze dettano qualcos’altro, che cosa dirai o che cosa farai?
Ricorda dunque questo principio generale e non ti mancheranno consigli. Ma se resti a bocca aperta davanti alle cose esterne, sarai necessariamente sballottato su e giù secondo la volontà del padrone.
E chi è il padrone? Chi ha potere su qualcuna delle cose a cui dai importanza o che cerchi di evitare.