Diatriba II.2 — Sulla tranquillità

Libro II · 26 sezioni · II 2
1
Guarda, tu che vai al processo, che cosa vuoi salvaguardare e quale risultato vuoi ottenere.
2
Se infatti vuoi salvaguardare una scelta morale conforme alla natura, hai ogni sicurezza, ogni facilità: non hai alcun problema.
3
Se vuoi salvaguardare ciò che dipende da te, è in tuo potere ed è libero per natura, e ti basta questo, di che cosa ti preoccupi ancora? Chi ne è padrone? Chi può portartelo via?
4
Se vuoi avere senso del pudore ed essere fedele, chi te lo impedirà? Se vuoi non essere ostacolato né costretto, chi ti costringerà a desiderare ciò che non ti sembra giusto desiderare, chi ad avere avversione per ciò che non ti sembra da evitare?
5
Ma che cosa farà? Farà contro di te alcune cose che ti sembrano terribili; ma come può fare che tu, pur cercando di evitarle, vi incappi?
6
Quando dunque dipende da te desiderare e avere avversione, di che cosa ti preoccupi ancora?
7
Questo sia per te l’esordio, questo la narrazione, questo la prova, questo la vittoria, questo l’epilogo, questo il successo.
8
Per questo Socrate, a chi gli ricordava di prepararsi al processo, disse: «Non ti sembra dunque che io mi sia preparato a questo per tutta la vita?»
9
— Quale preparazione? — «Ho custodito», disse, «ciò che dipende da me.» — E come? — «Non ho mai compiuto nulla di ingiusto, né in privato né in pubblico.»
10
Se invece vuoi salvaguardare anche le cose esterne, il corpicino, il piccolo patrimonio e la piccola posizione, ti dico: comincia fin d’ora a preparare ogni preparativo possibile, e poi considera anche la natura del giudice e quella dell’avversario.
11
Se bisogna abbracciare le ginocchia, abbracciale; se bisogna piangere, piangi; se bisogna gemere, gemi.
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Quando infatti sottoponi ciò che è tuo alle cose esterne, da allora sii schiavo e non fare resistenza; non voler essere schiavo ora sì e ora no,
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ma scegli semplicemente e con tutta la mente o questo o quello: o libero o schiavo, o educato o ineducato, o gallo di razza o gallo scadente; o sopporta i colpi fino a morire, oppure arrenditi subito. Non ti accada di prendere molte botte e poi arrenderti.
14
Se invece queste cose sono vergognose, distingui fin da ora dove risiede la natura del bene e del male: là dove risiede anche la verità. Dove sono la verità e la natura delle cose, lì va posta la cautela; dove è la verità, lì la fiducia, dove è la natura.
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Credi forse che Socrate, se avesse voluto salvaguardare le cose esterne, si sarebbe presentato dicendo: «Anito e Meleto possono uccidermi, ma non possono danneggiarmi»?
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Era tanto sciocco da non vedere che questa strada non porta lì, ma altrove? Perché dunque non tiene conto di loro e per giunta li provoca?
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Come il mio Eraclito, che a Rodi aveva una piccola causa per un pezzetto di terra e, dopo aver dimostrato ai giudici di avere ragione, arrivato all’epilogo disse: «Non vi supplicherò e non mi importa che cosa deciderete; siete voi a essere giudicati, più di me.»
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E così rovinò la sua piccola causa. Che bisogno c’era? Limitati a non supplicare; non aggiungere anche: «Non vi supplico», a meno che non sia proprio il momento di provocare deliberatamente i giudici, come per Socrate.
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E tu, se prepari un epilogo del genere, perché sali in tribunale, perché obbedisci alla convocazione?
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Se infatti vuoi essere crocifisso, aspetta e arriverà la croce; se invece la ragione sceglie di obbedire alla convocazione e di persuadere per quanto dipende da te, bisogna fare ciò che ne consegue, salvaguardando però ciò che ti è proprio.
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Per questo è ridicolo anche dire: «Dammi un consiglio.» Che cosa dovrei consigliarti? Piuttosto: «Rendi la mia mente capace di adattarsi a qualunque cosa accada.»
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Altrimenti è come se un analfabeta dicesse: «Dimmi che cosa devo scrivere quando mi viene proposto un nome.»
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Se infatti gli dico: «Dione», e poi viene un altro e gli propone non il nome Dione, ma Teone, che cosa succederà?
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Che cosa scriverà? Se invece ti sei esercitato a scrivere, sei anche preparato a tutto ciò che ti viene dettato; se no, che cosa dovrei consigliarti adesso? Se infatti le circostanze dettano qualcos’altro, che cosa dirai o che cosa farai?
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Ricorda dunque questo principio generale e non ti mancheranno consigli. Ma se resti a bocca aperta davanti alle cose esterne, sarai necessariamente sballottato su e giù secondo la volontà del padrone.
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E chi è il padrone? Chi ha potere su qualcuna delle cose a cui dai importanza o che cerchi di evitare.