Tieni a portata di mano questo principio: quando rinunci a qualcosa delle cose esterne, considera che cosa ottieni in cambio; e, se ciò che ottieni vale di più, non dire mai: «Ci ho rimesso».
Diatriba IV.3 — Quali cose bisogna scambiare con quali altre
Non lo diresti se in cambio di un asino ottenessi un cavallo, né se in cambio di una pecora ottenessi un bue, né se in cambio di una moneta ottenessi una bella azione, né se in cambio di chiacchiere vuote ottenessi la quiete che si deve avere, né se in cambio di discorsi osceni ottenessi il rispetto di te stesso.
Ricordando queste cose, conserverai ovunque il tuo carattere quale deve essere. Altrimenti bada: il tempo va perduto invano e tutta l’attenzione che ora dedichi a te stesso finirai per rovesciarla via e distruggerla.
E basta poco per perdere e mandare in rovina tutto: una piccola deviazione dalla ragione.
Per rovesciare la nave, il timoniere non ha bisogno della stessa preparazione che occorre per salvarla: basta che la volga un poco contro il vento, ed è perduta; e anche se non lo fa volontariamente, ma si distrae per un momento, è perduta.
Qualcosa del genere accade anche qui: se sonnecchi appena un poco, se ne va tutto ciò che avevi raccolto fino a ora. Presta dunque attenzione alle rappresentazioni, veglia.
Non è infatti poca cosa ciò che custodisci, ma rispetto di te, lealtà, fermezza, libertà dalle passioni, libertà dal dolore, libertà dalla paura, imperturbabilità: in una parola, libertà.
In cambio di che cosa stai per vendere tutto questo? Guarda quanto valgono le cose per cui lo venderesti. — «Ma non otterrò nulla di simile in cambio.» — Guarda però anche, se ottieni quella cosa, che cosa ricevi in cambio di essa.
Io ottengo compostezza, lui il tribunato; lui il comando militare, io il rispetto di me stesso. Ma io non grido dove è sconveniente; non mi alzerò dove non si deve. Sono infatti libero e amico di Dio, così da obbedirgli volontariamente.
Di nessun’altra cosa devo rivendicare il possesso: né del corpo, né dei possedimenti, né di una carica, né della reputazione; in una parola, di nulla. Neppure Dio infatti vuole che io le rivendichi come mie. Se avesse voluto, le avrebbe fatte beni per me; ma non lo ha fatto. Perciò non posso trasgredire nessuno dei suoi comandi.
Custodisci in ogni cosa il bene che è tuo; quanto alle altre cose, servitene secondo ciò che ti è concesso, fino al punto di comportarti ragionevolmente rispetto a esse, e accontentati di questo soltanto. Altrimenti sarai infelice, sventurato, impedito e ostacolato.
Queste sono le leggi mandate da lassù, questi i decreti. Di questi devi diventare interprete, a questi devi essere sottomesso, non a quelli di Masurio e Cassio.