Chi frequenta assiduamente alcune persone, per conversare, per partecipare a banchetti o, in generale, per vivere insieme, deve necessariamente o diventare simile a loro o portare loro verso ciò che è proprio di lui.
Diatriba III.16 — Che bisogna entrare con cautela nella familiarità con gli altri
Se infatti metti un carbone spento accanto a uno acceso, o il primo spegnerà il secondo oppure il secondo accenderà il primo.
Poiché dunque il pericolo è così grande, bisogna entrare con cautela in simili frequentazioni con le persone comuni, ricordando che è impossibile stare a stretto contatto con chi è coperto di fuliggine senza prendere anche noi un po’ della sua fuliggine.
Che cosa farai infatti se si parla di gladiatori, di cavalli, di atleti o, peggio ancora, di uomini: «Il tale è cattivo, il tale è buono; questa cosa è andata bene, questa male»? E ancora, se si scherza, si deride, si parla con malizia?
C’è forse qualcuno di voi preparato come un suonatore di cetra che, presa in mano la lira, appena tocca le corde riconosce quelle stonate e accorda lo strumento? Qualcuno che abbia la capacità di Socrate, tanto da condurre in ogni compagnia chi gli stava accanto verso ciò che era proprio di lui?
Da dove potrebbe venirvi una simile capacità? È inevitabile, invece, che siate trascinati qua e là dalle persone comuni.
Perché dunque loro sono più forti di voi? Perché loro dicono tutte queste sciocchezze a partire da veri giudizi, mentre voi dite le vostre belle cose soltanto con le labbra. Per questo sono fiacche e morte, e viene la nausea a sentire le vostre esortazioni e quella povera virtù di cui si ciancia continuamente in lungo e in largo. È così che le persone comuni vi vincono.
Ovunque infatti il giudizio è forte; il giudizio è invincibile.
Finché dunque le belle opinioni non si saranno consolidate in voi e non avrete acquistato una certa forza che vi renda sicuri, vi consiglio di frequentare con cautela le persone comuni; altrimenti, giorno dopo giorno, come cera al sole, si scioglierà qualunque cosa abbiate scritto nell’animo a scuola.
Tenetevi dunque lontani dal sole, finché avete opinioni di cera.
Per questo i filosofi consigliano anche di allontanarsi dalla propria patria: le vecchie abitudini ci distraggono e non permettono che abbia inizio una nuova consuetudine; e non sopportiamo quelli che incontriamo e dicono: «Guarda, il tale filosofa! Proprio lui, che era così e così!»
Allo stesso modo anche i medici mandano chi soffre di una lunga malattia in un’altra regione e in un’altra aria, e fanno bene.
Introducete anche voi abitudini diverse in luogo delle vecchie; consolidate le vostre opinioni, esercitatevi in esse.
No: da qui andate allo spettacolo, ai gladiatori, al ginnasio, al circo; poi di là tornate qui, e di nuovo da qui là, sempre gli stessi.
E nessuna buona abitudine, nessuna attenzione, nessun ritorno su di sé e nessuna osservazione: «Come uso le rappresentazioni che mi si presentano? Secondo natura o contro natura? Come rispondo loro? Come devo oppure no? Dico alle cose che non dipendono dalla scelta morale: “Non mi riguardano”?»
Se infatti non siete ancora in questa condizione, fuggite le vecchie abitudini, fuggite le persone comuni, se volete un giorno cominciare a essere qualcuno.