Diatriba IV.9 — A uno che era passato alla spudoratezza

Libro IV · 18 sezioni · IV 9
1
Quando vedi un altro ricoprire una carica, contrapponi a questo il fatto che tu possiedi il non aver bisogno di una carica; quando vedi un altro ricco, guarda che cosa possiedi in cambio.
2
Se infatti non possiedi nulla in cambio, sei infelice; ma se possiedi il non aver bisogno della ricchezza, sappi che possiedi di più e qualcosa di molto maggior valore.
3
Un altro ha una bella donna; tu hai il non desiderare una bella donna. Ti sembrano piccole cose? E quanto pagherebbero proprio quelli che sono ricchi, ricoprono cariche e vivono con belle donne per poter disprezzare la ricchezza, le cariche e quelle stesse donne che amano e di cui godono?
4
Non sai che cosa sia la sete di chi ha la febbre? Non assomiglia affatto a quella di chi è sano. Quest’ultimo beve e ha finito; l’altro, dopo aver provato piacere per poco, ha nausea, trasforma l’acqua in bile, vomita, ha crampi e prova una sete ancora più forte.
5
Così è essere ricchi con desiderio, ricoprire cariche con desiderio, dormire con una bella donna con desiderio: vi si aggiungono gelosia, paura di esserne privati, parole vergognose, pensieri vergognosi, azioni sconvenienti.
6
«E che cosa perdo?», dice. Uomo, eri rispettoso di te stesso e ora non lo sei più: non hai perduto nulla? Al posto di Crisippo e Zenone leggi Aristide ed Eveno: non hai perduto nulla? Al posto di Socrate e Diogene ammiri chi è capace di corrompere e sedurre il maggior numero di donne.
7
Vuoi essere bello e ti acconci per sembrarlo, pur non essendolo; vuoi mostrare abiti lucenti per attirare le donne e, se trovi un po’ di buon profumo, ti sembra di essere felice.
8
Prima invece non pensavi a nulla di tutto questo, ma cercavi dove fosse un discorso dignitoso, un uomo degno di considerazione, un pensiero nobile. Perciò dormivi da uomo, uscivi da uomo, portavi un abito da uomo, parlavi come si addice a un uomo buono; e poi mi dici: «Non ho perduto nulla»?
9
Dunque gli uomini perdono soltanto monete? Non si perde il rispetto di sé, non si perde la dignità? Oppure perdere queste cose non significa subire una perdita?
10
A te forse ormai sembra che nessuna di queste cose sia una perdita. Ma vi fu un tempo in cui consideravi proprio questa l’unica perdita e l’unico danno, e temevi che qualcuno ti allontanasse da questi discorsi e da queste azioni.
11
Ecco: non sei stato allontanato da nessun altro, ma da te stesso. Combatti contro te stesso; riporta te stesso alla dignità, al rispetto di te, alla libertà.
12
Se qualcuno ti avesse mai detto di me che qualcuno mi costringeva a commettere adulterio, a portare un abito come questo, a profumarmi, non saresti andato a uccidere con le tue mani l’uomo che mi trattava in questo modo?
13
Ora dunque non vuoi aiutare te stesso? E quanto è più facile questo aiuto! Non bisogna uccidere nessuno, né incatenarlo, né insultarlo, né andare in piazza; basta parlare a se stessi, alla persona che più facilmente ti ascolterà e sulla quale nessuno ha maggiore forza persuasiva di te.
14
Anzitutto condanna ciò che stai facendo; poi, dopo averlo condannato, non disperare di te stesso e non fare come gli uomini ignobili, che, una volta ceduto, si abbandonano completamente e si lasciano trascinare come da una corrente. Impara piuttosto ciò che fanno gli allenatori.
15
Il ragazzo è caduto. «Alzati», dice, «e lotta di nuovo, finché non diventi forte.»
16
Fa’ anche tu qualcosa del genere. Sappi infatti che nulla è più facile da guidare dell’anima umana. Basta volerlo, ed è fatto, è raddrizzata; come, al contrario, basta assopirsi di nuovo, ed è perduta. Dall’interno infatti vengono sia la rovina sia l’aiuto.
17
— «E allora quale bene ne ricavo?» — E quale bene maggiore cerchi? Da spudorato diventerai rispettoso di te stesso, da scomposto composto, da sleale leale, da intemperante temperante.
18
Se cerchi qualcosa di più grande di queste cose, continua pure a fare ciò che fai: neppure uno degli dèi può più salvarti.