Diatriba I.22 — Sulle prenozioni

Libro I · 21 sezioni · I 22
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Le prenozioni sono comuni a tutti gli uomini, e una prenozione non è in conflitto con un’altra. Chi di noi infatti non ammette che il bene è utile e desiderabile, e che bisogna cercarlo e perseguirlo in ogni circostanza? Chi di noi non ammette che il giusto è bello e conveniente?
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Quando nasce dunque il contrasto? Nell’applicazione delle prenozioni ai casi particolari,
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quando uno dice: «Ha agito bene, è coraggioso»; e un altro: «No, è sconsiderato.» Da qui nasce il contrasto degli uomini fra loro.
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Questa è la contesa tra Giudei, Siri, Egiziani e Romani: non sul fatto che ciò che è pio debba essere preferito a tutto e perseguito in ogni circostanza, ma se sia pio o empio mangiare carne di maiale.
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Troverete questa stessa contesa anche tra Agamennone e Achille. Chiamali qui in mezzo. Che cosa dici tu, Agamennone? Non bisogna che avvenga ciò che deve avvenire e ciò che è giusto?
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«Certo che bisogna.» E tu che cosa dici, Achille? Non ti piace che avvenga ciò che è giusto? «A me piace più di ogni altra cosa.» Applicate dunque le prenozioni. È da qui che comincia la contesa.
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L’uno dice: «Non devo restituire Criseide a suo padre»; l’altro dice: «Certo che devi.» Necessariamente uno dei due applica male la prenozione di ciò che si deve fare.
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Di nuovo l’uno dice: «Dunque, se devo restituire Criseide, devo prendere il premio di qualcuno di voi.» E l’altro: «Prenderai allora la mia amata?» «La tua», dice. «E io solo…?» «E io solo dovrei restare senza?» Così nasce la contesa.
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Che cos’è dunque educarsi? Imparare ad applicare le prenozioni naturali ai casi particolari in modo conforme alla natura, e poi distinguere
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che, tra le cose esistenti, alcune dipendono da noi e altre non dipendono da noi: dipendono da noi la scelta morale e tutte le azioni che dipendono dalla scelta morale; non dipendono da noi il corpo, le parti del corpo, i possedimenti, i genitori, i fratelli, i figli, la patria, in generale le persone con cui viviamo.
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Dove collocheremo dunque il bene? A quale genere di cose lo applicheremo? A ciò che dipende da noi?
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«E allora la salute, l’integrità del corpo e la vita non sono beni, e neppure i figli, i genitori e la patria?» E chi potrebbe sopportarti?
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Rimettiamo dunque il bene di nuovo qui. È possibile allora essere felici mentre si subisce un danno e non si ottengono i beni? «Non è possibile.» E avere verso le persone con cui viviamo la condotta che si deve? Come sarebbe possibile?
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Io infatti sono fatto per perseguire il mio interesse. Se è mio interesse avere un campo, è mio interesse anche toglierlo al vicino; se è mio interesse avere un mantello, è mio interesse anche rubarlo alle terme. Da qui guerre, sedizioni, tirannidi, complotti.
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E come potrò ancora compiere il mio dovere verso Zeus? Se infatti subisco un danno e sono sfortunato, egli non si cura di me. E che ho a che fare con lui, se non può aiutarmi? E ancora, che ho a che fare con lui, se vuole che io mi trovi nelle condizioni in cui mi trovo? Finisco così per odiarlo.
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Perché dunque costruiamo templi, perché statue, come a divinità maligne, come alla Febbre? Perché a Zeus? E come può essere ancora Salvatore, dispensatore di pioggia, dispensatore di frutti? Eppure, se collochiamo qui l’essenza del bene, tutte queste conseguenze ne derivano.
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Che cosa dobbiamo fare, dunque? Questa è la ricerca di chi filosofa davvero ed è in travaglio: «Ora io non vedo che cosa siano il bene e il male. Non sono forse pazzo?»
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«Sì; ma se colloco il bene là, nelle cose che dipendono dalla scelta morale, tutti rideranno di me. Verrà un vecchio dai capelli bianchi, con molti anelli d’oro, scuoterà la testa e dirà: “Ascoltami, figliolo: bisogna sì filosofare, ma bisogna anche avere un po’ di cervello. Queste sono sciocchezze. Tu impari dai filosofi il sillogismo,
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ma che cosa devi fare lo sai meglio tu dei filosofi.”» Uomo, perché dunque mi rimproveri, se lo so?
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Che cosa posso dire a questo schiavo?
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Se taccio, quello scoppia. Bisogna dunque dirgli: «Perdonami come si perdonano gli innamorati: non sono padrone di me stesso, sono pazzo.»