Il procuratore dell’Epiro aveva parteggiato in modo piuttosto sconveniente per un attore comico e per questo era stato insultato pubblicamente. In seguito raccontò a Epitteto di essere stato insultato e si mostrò indignato con chi lo aveva insultato. «E che male facevano?», disse Epitteto. «Anche loro parteggiavano, come te.»
Diatriba III.4 — A uno che parteggiò in modo sconveniente a teatro
E quello disse: «Ma è questo il modo di parteggiare?» «Vedendo te, il loro governatore, amico e procuratore di Cesare, parteggiare in questo modo», disse, «non era forse naturale che anche loro parteggiassero così?»
Se infatti non bisogna parteggiare in questo modo, non farlo neppure tu; se invece bisogna, perché ti adiri se ti hanno imitato? Chi hanno infatti da imitare le masse se non voi che siete ai vertici? A chi guardano quando vanno a teatro se non a voi?
«Guarda come assiste allo spettacolo il procuratore di Cesare: ha gridato; griderò anch’io. Si alza di scatto; mi alzerò anch’io. I suoi schiavi sono seduti qua e là e gridano; io non ho schiavi: griderò io stesso, per tutti loro, quanto più posso.»
Devi dunque sapere che, quando entri a teatro, entri come criterio e modello per gli altri, mostrando loro come devono assistere allo spettacolo.
Perché dunque ti insultavano? Perché ogni uomo odia ciò che lo ostacola. Loro volevano che fosse incoronato un certo attore, tu un altro; loro ostacolavano te e tu loro. Tu sei risultato più forte; loro hanno fatto ciò che potevano: hanno insultato ciò che li ostacolava.
Che cosa vuoi dunque? Che tu possa fare ciò che vuoi e loro non possano neppure dire ciò che vogliono? E che c’è di sorprendente? I contadini non insultano Zeus quando si sentono ostacolati da lui? I marinai non lo insultano? Smettono mai di insultare Cesare?
E allora? Zeus non lo sa? A Cesare non viene riferito ciò che si dice? Che cosa fa dunque? Sa che, se punisse tutti quelli che lo insultano, non avrebbe più nessuno su cui governare.
Che cosa avresti dovuto dire, dunque, entrando a teatro? «Forza, che Sofrone sia incoronato»? No, ma questo: «Forza, che io conservi la mia scelta morale, in questa materia, conforme a natura.»
Nessuno mi è più caro di me stesso. Sarebbe dunque ridicolo che, per far vincere un altro tra gli attori comici, io danneggiassi me stesso.
«Chi voglio dunque che vinca?» Chi vince; e così vincerà sempre colui che io voglio. «Ma io voglio che sia incoronato Sofrone.» A casa tua organizza tutti gli agoni che vuoi e proclamalo vincitore dei giochi nemei, pitici, istmici e olimpici; in pubblico, però, non pretendere più degli altri e non sottrarre ciò che è comune. Altrimenti sopporta di essere insultato;
perché, quando fai le stesse cose della folla, ti metti sullo stesso piano della folla.