Diatriba III.4 — A uno che parteggiò in modo sconveniente a teatro

Libro III · 12 sezioni · III 4
1
Il procuratore dell’Epiro aveva parteggiato in modo piuttosto sconveniente per un attore comico e per questo era stato insultato pubblicamente. In seguito raccontò a Epitteto di essere stato insultato e si mostrò indignato con chi lo aveva insultato. «E che male facevano?», disse Epitteto. «Anche loro parteggiavano, come te.»
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E quello disse: «Ma è questo il modo di parteggiare?» «Vedendo te, il loro governatore, amico e procuratore di Cesare, parteggiare in questo modo», disse, «non era forse naturale che anche loro parteggiassero così?»
3
Se infatti non bisogna parteggiare in questo modo, non farlo neppure tu; se invece bisogna, perché ti adiri se ti hanno imitato? Chi hanno infatti da imitare le masse se non voi che siete ai vertici? A chi guardano quando vanno a teatro se non a voi?
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«Guarda come assiste allo spettacolo il procuratore di Cesare: ha gridato; griderò anch’io. Si alza di scatto; mi alzerò anch’io. I suoi schiavi sono seduti qua e là e gridano; io non ho schiavi: griderò io stesso, per tutti loro, quanto più posso.»
5
Devi dunque sapere che, quando entri a teatro, entri come criterio e modello per gli altri, mostrando loro come devono assistere allo spettacolo.
6
Perché dunque ti insultavano? Perché ogni uomo odia ciò che lo ostacola. Loro volevano che fosse incoronato un certo attore, tu un altro; loro ostacolavano te e tu loro. Tu sei risultato più forte; loro hanno fatto ciò che potevano: hanno insultato ciò che li ostacolava.
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Che cosa vuoi dunque? Che tu possa fare ciò che vuoi e loro non possano neppure dire ciò che vogliono? E che c’è di sorprendente? I contadini non insultano Zeus quando si sentono ostacolati da lui? I marinai non lo insultano? Smettono mai di insultare Cesare?
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E allora? Zeus non lo sa? A Cesare non viene riferito ciò che si dice? Che cosa fa dunque? Sa che, se punisse tutti quelli che lo insultano, non avrebbe più nessuno su cui governare.
9
Che cosa avresti dovuto dire, dunque, entrando a teatro? «Forza, che Sofrone sia incoronato»? No, ma questo: «Forza, che io conservi la mia scelta morale, in questa materia, conforme a natura.»
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Nessuno mi è più caro di me stesso. Sarebbe dunque ridicolo che, per far vincere un altro tra gli attori comici, io danneggiassi me stesso.
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«Chi voglio dunque che vinca?» Chi vince; e così vincerà sempre colui che io voglio. «Ma io voglio che sia incoronato Sofrone.» A casa tua organizza tutti gli agoni che vuoi e proclamalo vincitore dei giochi nemei, pitici, istmici e olimpici; in pubblico, però, non pretendere più degli altri e non sottrarre ciò che è comune. Altrimenti sopporta di essere insultato;
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perché, quando fai le stesse cose della folla, ti metti sullo stesso piano della folla.