Quando un tale gli chiese come ci si possa convincere che ciascuna delle nostre azioni è osservata da Dio, egli disse: «Non ti sembra che tutte le cose siano unite?»
Diatriba I.14 — Che la divinità veglia su tutti
«Mi sembra», rispose. «E non ti sembra che le cose terrene siano legate a quelle celesti?»
«Mi sembra», rispose. «Da dove viene allora un ordine così regolare, come se avvenisse a un comando di Dio? Quando egli dice alle piante di fiorire, fioriscono; quando dice di germogliare, germogliano; quando dice di produrre il frutto, lo producono; quando dice di maturarlo, lo maturano; e quando poi dice di lasciarlo cadere, di perdere le foglie, di raccogliersi in se stesse e restare quiete e riposare, restano quiete e riposano.»
«E da dove viene che, con il crescere e il calare della luna e con l’avvicinarsi e l’allontanarsi del sole, si osservino nelle cose terrene tanti mutamenti e passaggi ai loro contrari?»
«Se dunque le piante e i nostri corpi sono così strettamente legati all’universo e ne condividono le vicende, non lo sono molto di più le nostre anime?»
«E se le anime sono così legate e congiunte a Dio, poiché sono parti e frammenti di lui, non percepisce Dio ogni loro movimento come qualcosa che gli è proprio e connaturato?»
«Tu sei capace di pensare al governo divino e a ciascuna delle cose divine, e insieme anche alle vicende umane; nello stesso tempo puoi essere mosso sensibilmente da innumerevoli cose, pensarle, dare il tuo assenso ad alcune e negarlo o sospenderlo rispetto ad altre;
e conservi nella tua anima tante impronte provenienti da cose così numerose e diverse; mosso da esse, giungi a concezioni dello stesso genere delle cose che per prime ti hanno impresso quelle tracce, elabori un’arte dopo l’altra e conservi il ricordo di innumerevoli cose.»
«E Dio non sarebbe capace di vegliare su tutto, di essere presente a tutto e di ricevere da tutto qualche comunicazione?»
«Il sole è capace di illuminare una parte così grande dell’universo, lasciandone senza luce soltanto una piccola parte, quella che può essere coperta dall’ombra prodotta dalla terra; e colui che ha fatto il sole stesso e lo fa girare, essendo il sole una piccola parte di lui rispetto al tutto, non sarebbe capace di percepire ogni cosa?»
«Ma io», dice, «non sono capace di seguire tutte queste cose insieme.» «E chi ti dice che hai una capacità pari a quella di Zeus?»
«E tuttavia egli ha posto accanto a ciascuno, come custode, il proprio spirito tutelare e ha affidato ciascuno di noi alla sua vigilanza: un custode che non dorme e non può essere ingannato.»
«A quale altro custode, migliore e più premuroso, avrebbe potuto affidare ciascuno di noi? Perciò, quando chiudete le porte e fate buio dentro, ricordatevi di non dire mai che siete soli;
perché non lo siete: dentro c’è Dio, e c’è il vostro spirito tutelare. E che bisogno hanno costoro della luce per vedere ciò che fate?»
«A questo Dio anche voi dovreste prestare un giuramento, come i soldati a Cesare. Quelli, ricevendo la paga, giurano di anteporre a tutto la salvezza di Cesare; e voi, che siete stati ritenuti degni di doni così numerosi e grandi, non giurerete, o dopo aver giurato non manterrete il giuramento?»
«E che cosa giurerete? Di non disobbedirgli mai, di non accusare né biasimare nulla di ciò che egli ha dato, e di non fare né subire controvoglia nulla di ciò che è necessario.»
«È forse simile questo giuramento a quello dei soldati? Là giurano di non anteporre nessun altro a Cesare; qui, di anteporre se stessi a ogni cosa.»