Diatriba III.8 — Come esercitarsi di fronte alle rappresentazioni

Libro III · 7 sezioni · III 8
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Come ci esercitiamo di fronte alle domande sofistiche, così dovremmo esercitarci ogni giorno di fronte alle rappresentazioni: anch’esse infatti ci pongono domande.
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«È morto il figlio del tale.» Rispondi: «Non dipende dalla scelta morale: non è un male.» «Il padre ha diseredato il tale.» Che te ne pare? «Non dipende dalla scelta morale: non è un male.» «Cesare lo ha condannato.»
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«Non dipende dalla scelta morale: non è un male.» «Si è addolorato per queste cose.» «Dipende dalla scelta morale: è un male.» «Le ha sopportate con nobiltà.» «Dipende dalla scelta morale: è un bene.»
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E se ci abitueremo così, progrediremo: non daremo mai assenso ad altro che a ciò di cui si forma una rappresentazione tale da poter essere afferrata con certezza.
5
«È morto il figlio.» Che cosa è accaduto? «È morto il figlio.» Nient’altro? «Nient’altro.» «La nave è andata perduta.» Che cosa è accaduto? «La nave è andata perduta.» «È stato condotto in prigione.» Che cosa è accaduto? «È stato condotto in prigione.» Ma che gli sia capitato un male
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lo aggiunge ciascuno da sé. «Ma Zeus non agisce rettamente in queste cose.» Perché? Perché ti ha reso capace di sopportare, perché ti ha reso magnanimo, perché ha tolto a queste cose la possibilità di essere mali, perché ti è possibile essere felice mentre le subisci, perché ti ha aperto la porta quando non ti sta più bene? Uomo, esci e non accusare.
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Se vuoi sapere quale atteggiamento abbiano i Romani verso i filosofi, ascolta. Italico, che fra loro passava più di tutti per filosofo, una volta, mentre ero presente, adirato con i suoi come se subisse qualcosa di irreparabile, disse: «Non posso sopportarlo; mi state rovinando, mi farete diventare come quello là», indicando me.