«Se qualcuno», dice, «si oppone a ciò che è assolutamente evidente, non è facile trovare un argomento con cui fargli cambiare idea.»
Diatriba I.5 — Contro gli Accademici
E questo non accade né per la forza di costui né per la debolezza di chi insegna; ma quando uno, dopo essere stato confutato, si pietrifica, come si può ancora trattare con lui mediante il ragionamento?
Le pietrificazioni sono di due tipi: una dell’intelletto, l’altra del senso del pudore, quando uno si ostina a non assentire a ciò che è evidente e a non recedere dalle contraddizioni.
La maggior parte di noi teme l’insensibilità del corpo e escogiterebbe ogni mezzo per non incorrere in qualcosa del genere; ma non ci importa nulla che sia l’anima a diventare insensibile.
E, per Zeus, anche riguardo all’anima stessa, se uno è ridotto in uno stato tale da non riuscire a seguire nulla né a comprendere nulla, pensiamo che stia male; ma se in qualcuno si spegne il senso del pudore e della vergogna, questo lo chiamiamo perfino forza. «Ti rendi conto di essere sveglio?»
«No», dice, «perché neppure quando, nel sonno, mi sembra di essere sveglio, me ne rendo conto.» Dunque questa rappresentazione non differisce in nulla da quella? «In nulla.» Devo ancora discutere con costui?
E quale fuoco o quale ferro dovrei applicargli, perché si accorga di essere morto? Sente, ma fa finta di non sentire: è ancora peggiore di un morto. Costui non vede la contraddizione: sta male.
Quest’altro la vede, ma non ne è mosso e non progredisce: sta ancora peggio.
In lui sono stati recisi il senso del pudore e della vergogna; la facoltà razionale non è stata recisa, ma si è inselvatichita.
Dovrei chiamare questa forza? Niente affatto, a meno di chiamare forza anche quella dei dissoluti, per cui fanno e dicono in pubblico qualunque cosa passi loro per la testa.