Diatriba III.18 — Che non bisogna turbarsi per le notizie

Libro III · 9 sezioni · III 18
1
Quando ti viene riferita una notizia capace di turbarti, tieni a portata di mano questo principio: nessuna notizia riguarda qualcosa che dipende dalla scelta morale.
2
Può forse qualcuno riferirti che hai giudicato male o desiderato male? — Nient’affatto. — Ma può dirti che qualcuno è morto: e che cosa importa a te? Che qualcuno parla male di te: e che cosa importa a te?
3
Che tuo padre sta preparando certe cose. Contro chi? Forse contro la tua scelta morale? Come potrebbe? Contro il corpicino, contro i tuoi piccoli possedimenti. Sei salvo: non contro di te.
4
«Ma il giudice dichiara che hai commesso empietà.» E i giudici non lo dichiararono forse anche di Socrate? È forse compito tuo che quello emetta tale giudizio? — No. — Perché dunque te ne preoccupi ancora?
5
Tuo padre ha un compito: se non lo adempie, perde la sua qualità di padre, di uomo affettuoso, di uomo mite. Non cercare che per questo perda qualcos’altro. Non accade mai, infatti, che uno sbagli in una cosa e subisca il danno in un’altra.
6
A tua volta, il tuo compito è difenderti con fermezza, rispetto di te e senza ira. Se non lo fai, anche tu perdi la tua qualità di figlio, di uomo rispettoso di sé, di uomo nobile.
7
E allora? Il giudice non corre alcun rischio? No: corre anche lui un rischio altrettanto grande. Perché dunque temi ancora quale sarà il suo giudizio? Che cosa hai a che fare con il male di un altro?
8
Il tuo male è difenderti male: guardati soltanto da questo. Essere condannato oppure no, come è opera di un altro, così è male di un altro.
9
«Il tale ti minaccia.» Me? No. «Ti biasima.» Vedrà lui come svolge il proprio compito. «Sta per condannarti ingiustamente.» Poveretto.