Diatriba III.25 — A quelli che abbandonano i propri propositi

Libro III · 10 sezioni · III 25
1
Esamina, tra le cose che ti eri proposto all’inizio, quali hai mantenuto e quali no; e come, ricordando le une, ti rallegri, mentre per le altre ti rammarichi. E, se è possibile, recupera anche quelle che hai perduto.
2
Chi combatte la battaglia più grande non deve infatti tirarsi indietro, ma deve anche ricevere dei colpi.
3
La gara che ci sta davanti non riguarda infatti la lotta o il pancrazio, dove tanto chi riesce quanto chi non riesce può essere uomo di grandissimo o di scarso valore e, per Zeus, può essere felicissimo o infelicissimo; qui la gara riguarda la buona sorte e la felicità stesse.
4
E allora? Anche se qui ci siamo arresi, nessuno ci impedisce di tornare a combattere; e non bisogna aspettare altri quattro anni perché tornino i Giochi Olimpici. Appena ti sei ripreso, hai recuperato te stesso e vi metti lo stesso impegno, puoi tornare a combattere. E se ti arrendi di nuovo, puoi ricominciare di nuovo; e se una volta vinci, sei come chi non si è mai arreso.
5
Bada soltanto che, per la forza dell’abitudine, tu non cominci a trovare perfino piacevole fare così; altrimenti finirai per andare in giro come un cattivo atleta, sconfitto in tutto il circuito delle gare, simile alle quaglie fuggite dal combattimento.
6
«Mi vince la rappresentazione di una bella ragazza. E allora? Non sono forse stato vinto anche l’altro giorno? Mi viene voglia di biasimare qualcuno. Non l’ho forse già biasimato l’altro giorno?»
7
Ci parli così come se ne fossi uscito senza danno. È come se uno dicesse al medico che gli vieta di fare il bagno: «Ma non ho forse fatto il bagno l’altro giorno?» E se il medico potesse rispondergli: «E allora, dopo il bagno, che cosa ti è successo? Non ti è venuta la febbre? Non ti è venuto mal di testa?»
8
E tu, quando l’altro giorno hai biasimato qualcuno, non hai compiuto l’azione di un maligno, di un chiacchierone? Non hai nutrito questa tua disposizione aggiungendole le azioni che le sono proprie? E quando sei stato vinto dalla ragazza, te ne sei andato senza danno? Perché dunque mi parli di ciò che hai fatto l’altro giorno?
9
Avresti dovuto, credo, ricordartene come gli schiavi ricordano le percosse, e astenerti dagli stessi errori.
10
Ma non è la stessa cosa: là infatti è il dolore a produrre il ricordo; negli errori, invece, quale dolore, quale pena vi è? Quando mai ti sei abituato a fuggire l’agire male?