Diatriba II.3 — A quelli che raccomandano qualcuno ai filosofi

Libro II · 5 sezioni · II 3
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Diceva bene Diogene a chi gli chiedeva una lettera di raccomandazione: «Che sei un uomo, lo saprà appena ti vedrà; se poi sei buono o cattivo, se sa distinguere per esperienza i buoni dai cattivi, lo saprà; se invece non lo sa, non lo saprà neppure se gli scrivo diecimila volte.»
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È come se una dracma chiedesse di essere raccomandata a qualcuno perché la esamini. Se sa riconoscere l’argento, sarai tu stessa a raccomandarti.
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Dovremmo dunque possedere anche nella vita qualcosa di simile a ciò che si possiede per il denaro, così da poter dire, come chi sa riconoscere le monete: «Portami la dracma che vuoi e la distinguerò.»
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Per i sillogismi invece posso dire: «Portami quello che vuoi e ti distinguerò chi sa analizzarlo da chi non sa farlo.» Perché? Perché so analizzare i sillogismi: possiedo la capacità che deve avere chi sa riconoscere quelli che operano correttamente con i sillogismi.
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Ma nella vita che cosa faccio? Ora dico che una cosa è buona, ora che è cattiva. Qual è la causa? Il contrario di ciò che accade con i sillogismi: ignoranza e inesperienza.