L’Open Science è Terza Missione?

Autore/Autrice

Enrico Toffalini

Data di Pubblicazione

25 novembre 2025

Data di modifica

14 dicembre 2025

La Terza Missione è diventata centrale all’interno dell’università italiana, rappresentando ad oggi non solo un ambito riconosciuto a livello istituzionale, ma anche un criterio rilevante nei processi di valutazione e di pianificazione strategica degli atenei. In Italia era inizialmente intesa soprattutto come “trasferimento tecnologico”. Più di recente si sono aggiunte l’azione per la salute pubblica e la divulgazione scientifica / public engagement. Di fatto, nell’ambito psicologico in molte/i all’inizio l’abbiamo intesa soprattutto come public engagement, perché per era la cosa più semplice da fare. Ma intendere “Terza missione” solo come divulgazione a un pubblico generalista, una sorta di versione semplificata e infotainment dell’insegnamento, quasi fosse alla pari delle prime due missioni (Ricerca e Didattica), vorrebbe dire svilire l’Università. In realtà, valgono come Terza Missione tutte le attività attraverso cui l’Università genera valore per la società, e come cerco di spiegare sotto, la si può fare bene in molti modi.

Parallelamente alla crescita della rilevanza della Terza Missione, sul piano internazionale l’Open Science è emersa come pilastro delle buone pratiche di ricerca, promuovendo trasparenza, riutilizzabilità e accessibilità ai risultati scientifici. La Terza Missione c’entra con l’Open Science? Sì, e non poco. Di seguito discuto perché l’Open Science non rappresenta solo un insieme di pratiche virtuose per la ricerca, ma in alcune sue parti rappresenta anche un’azione di Terza Missione, con un diretto potenziale nel generare impatto sociale, culturale e professionale anche al di fuori dell’accademia.

Cosa dice ANVUR

Nel documento VQR 2020–2024 – Modalità di valutazione dei GEV, ANVUR elenca esplicitamente tra le attività rilevanti per la Terza Missione:

  • open science;
  • open data;
  • piattaforme digitali per la disseminazione della conoscenza;
  • research integrity: trasparenza, rigore, riproducibilità, condivisione;
  • MOOC e materiali didattici online;
  • siti web dedicati alla comunicazione della ricerca.

Questa lista rende evidente che l’Open Science non appartiene soltanto alla sfera della ricerca, ma si colloca pienamente all’interno dei criteri valutativi della Terza Missione. Insomma, la domanda iniziale ha già una direzione chiara secondo l’ANVUR.

Cosa è Open Science e cosa può rientrare nella Terza Missione

L’Open Science non va confusa con il solo open access, che comunque ne rappresenta una parte. Comprende infatti una costellazione di pratiche, tra cui possiamo inserire:

  • repository aperti per funzioni e pacchetti software (GitHub, CRAN, PyPI; molte/i di noi sono impegnati a svilupparne, con svariate applicazioni di data science per dati comportamentali, ma potenzialmente anche oltre);
  • app e strumenti interattivi (Shiny, web app) associati ai software di cui sopra;
  • materiali didattici open (corsi, libri, MOOC, slide);
  • postprint e preprint accessibili, possibilmente corredati da sintesi divulgative o rivolte alla professione;
  • preregistrazioni e protocolli di intervento accessibili;
  • strumenti per valutazione psicometrica (questionari, scale, test) con dati normativi prodotti dalla ricerca (ovviamente filtrati per qualifica dell’utenza laddove opportuno!);
  • condivisione di dati con principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable).

Questi materiali non sono semplici accessori della ricerca. Sono strumenti che permettono un riutilizzo diretto da parte di professionisti, clinici, insegnanti e aziende. In altre parole, rappresentano trasferimento di conoscenza, cioè esattamente ciò che la Terza Missione richiede.

Condividere dataset, codici, materiali didattici, applicazioni, strumenti psicometrici, ecc., significa permettere ad altri, al di fuori dell’accademia, di usare strumenti che nascono nella ricerca ma possono trovare applicazioni ben oltre l’accademia.

L’apertura e accessibilità pubblica dei prodotti della ricerca migliora la qualità della scienza stessa, oltre a renderla più utile socialmente. È un doppio guadagno: accademico e sociale. La ricerca sta già andando in questa direzione (e.g., Hardwicke et al., 2024), si tratta solo di adeguarsi.

Hardwicke et al. 2024
Crescita delle principali pratiche di open science (preregistrazione, open materials, open data, open code), mappate da Hardwicke et al., 2024

Come integrare l’Open Science nella propria attività di Terza Missione

Alcune strategie attuabili da ricercatrici/ricercatori e strutture accademiche:

Condividere materiali secondo buone prassi

Bisogna rendere i materiali “riutilizzabili”, non solo “visibili”, e quindi:

  • seguire principi FAIR per i dati;
  • applicare licenze appropriate (potrebbe essere raccomandata in questo caso la CC BY-SA, che permette condivisione, riutilizzo, modifica, anche per scopi commerciali, a patto che sia dato credito all’autore);
  • curare documentazione e metadati (l’ontologia semantica che rende i materiali comprensibili al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori);

Accompagnare i prodotti della ricerca con sintesi divulgative. Ad esempio, accompagnare preprint e postprint degli articoli di ricerca postati su piattaforme pubbliche (green open access) con:

  • un breve riassunto in linguaggio accessibile ai non addetti ai lavori, allegato all’articolo;
  • slide pensate per professionisti non accademici;
  • una pagina web che descrive l’utilità del materiale condiviso (per chi sappia fare pagine web, e nel caso offrire seminari di formazione all’interno dei dipartimenti);
  • app/webapp che facilitino l’utilizzo dei materiali divulgati (ad esempio se si tratta di codice o di strumenti psicometrici; anche qui bisogna sapere come fare, ed è forndamentale la formazione).

Utilizzare piattaforme che tracciano l’impatto. In ottica di rendicontazione, l’Open Science deve essere misurabile e documentabile. Piattaforme quali PsyArXiv, OSF, Zenodo, GitHub e simili permettono di mostrare chiaramente:

  • quanto un file viene scaricato;
  • da chi viene citato;
  • come evolve nel tempo.

In particolare mostrano e permettono di riportare visualizzazioni, download, versioni, e licenze d’uso. Questi indicatori sono preziosi ai fini della rendicontazione.

In parallelo a questo, potrebbe essere utile per un dipartimento inaugurare una pagina chiara, aperta al pubblico, con rimandi (link) a dataset, pacchetti software, slide, materiali didattici, preprint e postprint, strumenti psicometrici (con accesso qualificato laddove necessario, ad esempio riservato a chi sia abilitato alla professione psicologica), e tutto quanto prodotto all’interno del dipartimento, in modo da fare una mappatura e valorizzazione d’insieme, anziché lasciare a ciascuna e ciascuno l’iniziativa di muoversi isolatamente.

Formazione

In base a quanto sopra è chiaro che diventa necessario promuovere, all’interno dei dipartimenti:

  • seminari sull’uso delle piattaforme open;
  • seminari sulla creazione di pagine web, app, ecc.;
  • linee guida interne per la condivisione;
  • supporto su licenze e aspetti legali ed etici della condivisione di dati e materiali.

Fare ricerca davvero utile, valida e spendibile come Terza Missione richiede competenze specifiche, preparazione tecnica e una formazione dedicata, ma proprio per questo offre l’occasione di valorizzare ricercatrici e ricercatori giovani che possiedono queste competenze e possono contribuire in modo decisivo all’impatto sociale dell’università.

Una questione culturale

Riconoscere l’Open Science come Terza Missione non è formalismo burocratico, ma cambio di prospettiva: significa affermare che la ricerca non produce valore solo quando porta un brevetto (per chi fa ricerca nelle scienze sociali è piuttosto difficile) o organizza un evento pubblico, ma anche quando rende utilizzabili, aperti e comprensibili a professionisti, aziende e cittadini i propri risultati. Le università italiane stanno andando in questa direzione, e molti ricercatori possono già oggi integrare l’Open Science nella propria attività senza costi aggiuntivi e con un impatto sociale immediato.

Conclusioni

Sì, l’Open Science è anche Terza Missione.

Non solo perché viene riconosciuta nei principali documenti istituzionali, ma perché incarna l’essenza stessa dell’impatto sociale della ricerca: portare conoscenze, strumenti e metodi fuori dall’università, in modo aperto, trasparente e riutilizzabile.

Per chi lavora nel sistema universitario italiano, abbracciare questa visione significa valorizzare attività già presenti, amplificare il proprio impatto e contribuire a una ricerca più credibile, accessibile e utile per la società.


Appendice - Esempi di Open Science Valorizzabili come Terza Missione

Sono di seguito elencati alcuni esempi di contributi Open Science che rappresentano Terza Missione. Tali casi si basano sull’esperienza personale di chi ha redatto questa pagina, e quindi non sono affatto esaustivi né rappresentativi, ma vengono dati esclusivamente a titolo di esempio:

Brevi corsi su GitHub

Corsi ARCA su GitHub

Libro open access “Introduction to R” su GitHub pages

https://psicostat.github.io/Introduction2R_EN/

Pacchetto di R su CRAN (principale autore DPSS-Unipd)

Sebbene nato per la ricerca, il pacchetto è un buon esempio di creazione di funzioni che possono essere riutilizzate per obiettivi di data science più generali: https://cran.r-project.org/web/packages/overlapping/

Shiny app

Materiali open di meeting di ricerca metodologici

  • Sito che raccoglie materiali, slide e app dimostrative di potenziale interesse generale per la data science, tra cui metodi e modelli statistici, tutorial in R, cluster analysis, network analysis, analisi di dati longitudinali: https://psicostat.dpss.psy.unipd.it/pages/handzone.html (una tale raccolta di materiali dovrebbe essere ordinata e valorizzata in ottica di trasferimento di conoscenza al di fuori del contesto particolare per la quale è stata creata).

Slide di conferenze e seminari

Postprint (a cui andrebbero aggiunte sintesi divulgative)

I seguenti sono solo alcuni esempi di prodotti di ricerca di autori DPG resi open access nelle loro versioni preprint e postprint; in tutti i casi manca, e andrebbe aggiunta ai fini di una valorizzazione per la Terza Missione, una breve sintesi del significato e rilevanza per l’interesse generale:

Materiali open di valutazione clinica DeCoNe Lab (autori DPG)

La seguente pagina contiene alcuni materiali open di potenziale interesse per assessment clinico nei disturbi del neurosviluppo, in parte con associati dati normativi e standardizzazione: https://dpg.unipd.it/en/deconelab/materials (la batteria andrebbe valorizzata con un’adeguata raccolta e impaginazione di tutti i materiali e i dati).

Standardizzazione open per valutazione clinica con MoCA

https://osf.io/b2eqn/

Libri, dispense e capitoli teorici per studenti e non

https://feracotommaso.github.io/Personality-and-individual-differences/chapters/personalitySkills.html